Rosati Carlo

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(Livorno, 24 aprile 1876 – Pisa, 19 agosto 1929), docente di Geometria proiettiva e descrittiva.

Rosati Carlo - 551

Biografia: 

Nacque a Livorno il 24 aprile 1876; fu alunno di questa Università e della R. Scuola Normale Superiore.

Chi scrive lo ebbe scolaro, e per tempo ne apprezzò le eccellenti doti di intelletto e di carattere. Laureato in Matematica nel 1897 rimase per due anni pressa questa Università come assistente di Analisi infinitesimale, ma poi dové accettare il troppo modesta ufficio, di professore incaricato di Matematica nel Liceo di Cerignola e fu in seguito e a lungo insegnante in scuole medie a Chieti e a Siena.

Le laboriose cure dell’insegnamento medio, che egli disimpegnò sempre con esemplare zelo e con rara efficacia, non gli impediranno di dedicarsi con amore, con tenacia e con crescente successo alla ricerca scientifica; finalmente tornato a Pisa nel 1912 professore nel R. Istituto Tecnico fu ancora assistente dal 1915 alla cattedra di Geometria proiettiva e descrittiva e finalmente nel 1923 successe al maestro negli insegnamenti geometrici di questa Università.

In tutti i gradi egli fu insegnante altamente benemerito della Scuola; e intanto in lui lo scienziato andò progressivamente elevandosi, non sospinto dalla ambizione ma sorretto da purissimo amore alla scienza, da fede sincera, e tranquilla ma ferma volontà.

Le sue memorie scientifiche segnano i passi via via più rapidi di questa sua ascesa.

C. Rosati, nei suoi primi lavori, relativi a svariati argomenti (sulle curve ellittiche del sesto ordine, sulle assintotiche della superficie di Kümmer, sugli spazi normali delle varietà algebriche, sugli integrali abeliani riducibili, ecc.) porta alla scienza un utile contributo di nuove dimostrazioni e di nuove proprietà che attestano già il successivo elevarsi della sua mente e della sua coltura; ma, la forza di penetrazione, la potenza della ricerca e la limpidezza dell’esposizione del Rosati si manifestano pienamente nei lavori sulle corrispondenze e sulle matrici di Riemann. Lo studio delle corrispondenze, cominciato con due Note, inserite nei Rendiconti dei Lincei, e colla bella Memoria pubblicata negli Annali di matematica, rivolta alla interpretazione geometrica delle ricerche di Hurwitz, continua poi con una serie numerosa di nuovi concetti e di nuovi importanti teoremi, la cui conoscenza sarà sempre indispensabile a chi voglia occuparsi di quell’argomento. In uno dei suoi due ultimi lavori, pregevolissimi, pubblicati nei Rendiconti del Circolo matematico di Palermo e negli Annali di matematica, C. Rosati approfondisce lo studio delle matrici di Riemann,e nell’altro (che ottenne la medaglia della Società dei XL) dimostra varie e notevoli proprietà delle corrispondenze permutabili appartenenti ad una curva algebrica, riuscendo a compiere, in modo elegante ed esauriente, col metodo degli iperspazi, una interessante e difficile ricerca, soltanto avviata dallo Scorza con altro metodo.

Nelle lezioni e negli scritti scientifici sempre C. Rosati tenne quello stile semplice ed eletto che tanto conferisce alla chiarezza e tanto alletta e incoraggia l’ascoltatore e il lettore. Questa solidità del suo pensiero scientifico, ma anche dal suo fine gusto estetico che lo fece appassionato conoscitore di musica e di poesia; ed era animata da una sua squisita umanità e gentilezza.

E invero Carlo Rosati fu uomo di non comune bontà, che esercitò nella scuola con gli alunni, i quali lo amavano non meno che ammiravano, nella famiglia con la madre dilettissima, con i nipoti orfani, nella società con gli amici, con tutti. Una modestia naturale e sincera velava i suoi grandi meriti, ma non impedì che essi a poco a poco fossero manifesti a tutti quelli che ebbero il bene di conoscerlo. Così avvenne che, sebbene la sua vita fosse tutta dedita alla scienza e alla famiglia, sebbene egli fosse del tutto alieno da farsi avanti agli altri, pure la generale, unanime stima lo portò infine a partecipare in qualche modo alla vita pubblica; né egli, chiamato, si ritrasse, perché ;troppo vivo era in lui il senso del dovere. Fascista già prima assai di fede che di tessera, vice presidente in Pisa della “Dante Alighieri”, cooperava alla preparazione del grande Congresso che fu tenuto nell’ottobre del 1929, quando imprevista il 19 agosto la morte lo colse nel pieno rigoglio. delle forze, ponendo fine immatura a così nobile e utile attività, troncando tante sicure speranze, che su lui riponeva l’Università nostra e la nostra città. Lungo durerà il rimpianto di lui, più lungo l’amore, imperitura la memoria.

Eugenio Bertini, Luigi Puccianti

Da: Annuario della R. Università di Pisa per l’anno accademico 1929-1930

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