Puccianti Luigi

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(Pisa, 6 luglio 1875 – 9 giugno 1952), docente di Fisica sperimentale.

Luigi Puccianti
Luigi Puccianti

Biografia: 

Il 9 giugno di quest’anno si è spento in Pisa, sua città natale, il prof. Luigi Puccianti, già titolare della cattedra di Fisica sperimentale e direttore dell’Istituto di fisica di questa Università.

Nato l’11 giugno 1875 da antica e distinta famiglia pisana (suo padre, Giuseppe, fu uomo di ampia cultura e valente letterato), Egli compì gli studi medi ed universitari a Pisa, conseguendo la laurea in Fisica in questa Università nel 1898.

Luigi Puccianti esordì nel campo della ricerca scientifica con un fondamentale lavoro di spettroscopia dell’ultrarosso (su argomento originariamente proposto dal Battelli, ed i cui risultati furono da lui pubblicati nel 1900) nel quale già diede prova di una chiara impostazione di pensiero scientifico e di eccezionale abilità sperimentale.

Appena laureato egli si trasferì a Firenze, presso l’allora Istituto di studi superiori, in veste di assistente di Antonio Roiti, del quale, più tardi, divenne Aiuto.

Libero docente nel 1904, titolare della cattedra di Fisica sperimentale dell’Università di Genova nel 1915 e poi di quella di Torino nel 1916, rientrò a Pisa l’anno successivo dove fu chiamato per ricoprire la cattedra di Fisica sperimentale, resasi vacante in seguito alla morte di Angelo Battelli, e per assumere la direzione dell’Istituto di fisica, che mantenne fino alla data del suo collocamento fuori ruolo (1947).

Dal 1947 al 1950 egli continuò la sua attività didattica impartendo le lezioni del corso annuale di Fisica superiore.

La profonda preparazione scientifica e la vasta cultura umanistica gli permisero di operare nei più svariati campi della fisica, non escluso quello storico. La maggior parte della sua attività di ricercatore fu però indirizzata verso la spettroscopia e l’elettrodinamica.

In realtà i primi anni della sua vita di scienziato furono quasi integralmente dedicati all’investigazione di importanti problemi di spettroscopia: questa costituiva, allora, uno dei campi della fisica di maggior attualità; il campo destinato, più tardi, a fornire la base e il punto di partenza per quel succedersi di audacissime idee che poi condussero alla nuova concezione del mondo fisico oggi universalmente accettata. Alla fondamentale opera di spettroscopia dell’infrarosso cui si è sopra accennato, seguì una serie di lavori di notevolissimo valore: un gruppo di studi sulla dispersione anomala e lo sviluppo di una tecnica interferenziale divenuta poi classica; una serie di pubblicazioni sulle molteplicità spettroscopiche dell’arco a corrente alternata e dell’arco a correnti continua; un gruppo di notevoli «osservazioni ed esperienze sui fondamenti della spettroscopia celeste»; lavori sperimentali sulla fluorescenza; un altro gruppo di ricerche sull’irraggiamento del corpo nero, tra le quali va in particolare ricordata una abilissima determinazione della costante di Stefan.

Fra gli altri numerosissimi lavori che non ci è possibile citare in questa sede, ricorderemo le sue acute osservazioni sull’esperienza di Sagnac della quale egli seppe cogliere il giusto significato confutandone indirettamente la protesa interpretazione antirelativistica. Con questo ultimo lavoro il Puccianti entrava profondamente nel campo dell’elettrodinamica, che del resto egli aveva già precedentemente sfiorato, ma per il quale mostrò in seguito particolare predilezione.

Ravvicinando le allora recenti conoscenze sperimentali sui circuiti superconduttori di Kammerlingh Onnes con le concezioni teoriche di Ampere, Egli seppe porre genialmente le basi ad una nuova teoria matematica del campo magnetico (1915) che sviluppò poi nei più minuti particolari e che compendiò anche, in seguito (1922), in un ampia memoria riassuntiva: vero capolavoro di sintesi di pensiero scientifico, con la quale l’elettrologia assunse per la prima volta un aspetto unitario; aspetto sul quale egli insistette nel suo insegnamento, già in tempi nei quali il magnetismo veniva per solito presentato, secondo l’ormai superato punto di vista di Poisson, con metodi di analogia al caso elettrostatico.

Per molti anni in seguito, egli spese molta della sua energia per approfondire, raffinare e chiarire, anche dal punto di vista didattico, la sua opera precedente in questo campo. Questo lavoro di chiarificazione e di approfondimento si trova documentato, almeno in parte, in una serie di lavori apparsi negli ultimi anni precedenti la seconda guerra mondiale. In essi egli ritorna sui concetti di induttività elettrica e magnetica, e, in generale, sui campi di forza e sulla concezione elettrodinamica di energia magnetica, anche in relazione alla nuova metrologia a quattro unità che si ora allora da poco affermata.

Appartengono anche all’ultimo periodo della sua attività nuove ricerche sulla dispersione anomala e di spettroscopia dell’ultrarosso, eseguite con metodi sperimentali più raffinati che egli stesso ideò e sviluppò.

Nel riferire, se pur brevemente, sulle opere principali di Luigi Puccianti, non si può lasciar passare sotto silenzio una felice intuizione sperimentale (che egli ebbe nel 1924) nel campo dell’ottica: il suggerimento di una esperienza per la determinazione assoluta della lunghezza d’onda dei raggi X, esperienza destinata ad avere conseguenze di importanza grandissima in relazione alla determinazione di costanti universali.

Accanto a quella parte ben nota dell’attività del Puccianti che si è concentrata in opere divenute in gran parte classiche, è ancora doveroso accennare, se pur fugacemente, al contributo dato allo sviluppo della fisica in Italia attraverso le numerose idee che egli, con grande generosità, suggerì ad allievi e a colleghi, dando lo spunto per un cospicuo numero di brillanti lavori sperimentali.

Dotato al tempo stesso di acuto spirito critico e di feconda immaginazione, Luigi Puccianti esercitò sulla formazione della moderna Scuola di fisica italiana un’influenza che è ben difficile sopravvalutare. Tra i suoi discepoli molti degli attuali maggiori fisici italiani; e tra questi, per non ricordare che il più insigne, Enrico Fermi.

Il suo spirito arguto e la bonarietà del suo carattere gli cattivarono la simpatia di quanti lo conobbero da vicino. Al maestro e allo scienziato vada il riconoscente ricordo e l’inestinguibile ammirazione di tutti gli studiosi cha alla sua scuola si formarono o che dal suo pensiero trassero ispirazione; così come all’uomo va il desolato rimpianto di coloro che gli furono vicini.

 

Da: Annuario dell’Università degli Studi di Pisa per l’anno accademico 1951-1952

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