Giglioli Italo

Stampa questa pagina

(Genova, 1852 – Pisa, 1 ottobre 1920), docente di Chimica agraria.

Giglioli Italo - 287

Biografia: 

Italo Giglioli nacque a Genova nel 1852; percorse le scuole secondarie a Pisa poi a Firenze e gli studi superiori in Inghilterra essendo riuscito vincitore nel concorso bandito dal Ministero di agricoltura, industria e commercio per una borsa di studio di perfezionamento nelle discipline agrarie all’estero. Tornato in Italia fu assistente alla cattedra di Chimica tecnologica nel Museo industriale di Torino e professore di Storia naturale nelle scuole tecniche: per poco tempo però perché era destinato a più alte mansioni. Nel 1877 infatti, quando aveva appena 25 anni, vinceva il concorso per professore di Chimica agraria nella R. Scuola superiore di agricoltura di Portici. Alla cattedra di Portici venivano in seguito affidate le funzioni di stazione agraria a cui il Giglioli prodigò le sue cure amorose fondando il campo sperimentale di Suessola allora l’unica del genere in Italia e che dopo quello celebre di Rothamsted contò in Europa la più lunga serie di esperienze. Nel 1901, pur conservando la cattedra di Portici, gli fu affidata la, direzione della R. Stazione chimico-agraria sperimentale di Roma. Nel 1904, in applicazione dell’art. 69 della legge Casati, veniva nominato professore di Chimica agraria nella Scuola superiore di agraria dell’Università di Pisa di cui negli ultimi anni fu direttore e tenne tale ufficio fino alla morte.

Il tratto caratteristico della personalità intellettuale di Italo Giglioli è dato dalla profonda dottrina nelle più disparate discipline. La sua smania di sapere lo rendeva insofferente di seguire sistematicamente lo sviluppo di un determinato argomento scientifico; ogni ricerca era invece per lui il punto di partenza per un nuovo studio sopra un soggetto del tutto differente a cui veniva quasi inconsciamente condotto; così da far apparire, nel continuo sovrapporsi di molte idee, che la via maestra fosse talvolta smarrita. Ma ciò non era in realtà: attraverso le deviazioni Italo Giglioli tornava sempre, e meglio agguerrito, al punto ove aveva interrotto il cammino. Di questa sua affannosa ricerca verso sempre nuovi e sempre più ampi orizzonti fa fede la sua molteplice produzione scientifica ove sono trattati gli argomenti più svariati: dai soggetti di chimica organica a quelli di agronomia; dagli studi di batteriologia alle pubblicazioni di indole letteraria, delle ricerche di chimica biologica agli articoli di intonazione politica. E ovunque con una tale dovizia di osservazioni personali, con una così ricca mole di notizie bibliografiche che stanno a testimoniare un’attività che rasenta il prodigio.

Sarebbe assai arduo, per chi scrive di Italo Giglioli, dare un concetto completo, per quanto conciso, di una produzione così cospicua. Basterà, per citare alcune delle opere principali, accennare ai vari volumi contenenti i risultati delle ricerche prevalentemente agronomiche eseguite per quasi un ventennio nel campo sperimentale di Suessola; ai lavori di chimica organica e biologica sulla trasformazione della mannite in glucosio, sulla funzione degli oli essenziali, sulla estrazione della zimasi dai saccaromiceti, sull’assorbimento biologico del metano, sull’azione degli enzimi nel valore delle pressioni osmotiche, sulle canfore italiane; alle ricerche di batteriologia sull’agente patogeno del virus rabbico, sull’igiene antimicrobica, sui bacilli del colera e gli alimenti e fra gli spunti letterari: Dante e l’azione della luce sulle piante; Dante e l’agricoltura del suo secolo.

La svariata coltura di Italo Giglioli se appare manifesta da simile produzione enciclopedica, ha avuto la sua benefica ripercussione nell’Istituto di chimica agraria di Pisa poiché in grazia del suo amore per i libri, la bella biblioteca di cui l’istituto ora si vanta può dirsi che sia stata fondata e continuamente arricchita da lui.

Per la sua grande operosità e rettitudine i ministeri e gli enti pubblici andavano a gara per affidare al Giglioli incarichi onorifici che egli accettava con entusiasmo non per ambizione, ché la grande modestia era fra le sue virtù, ma per la persuasione di compiere un civico dovere. Faceva parte del Consiglio dell’istruzione agraria, del Consiglio provinciale sanitario di Roma e di Pisa; fu commissario per la riforma dell’Istituto forestale di Vallombrosa; membro del Comitato per la fondazione dell’Istituto internazionale di agricoltura ove per qualche tempo ebbe anche l’ufficio di capo divisione; del Comitato di studio per le malattie delle piante e ultimamente commissario nell’Opera nazionale dei combattenti. Come giurato delle sezioni italiane all’esposizione universale di Parigi nel 1900, scrisse quella sua poderosa relazione (un volume di circa 800 pagine) sul Malessere agrario e alimentare in Italia che gli procurò meritata fama fra gli economisti. In questo lavoro dedicato: «A voi tutti che amate l’Italia nel benessere degl’italiani che sperate concordi forse le classi in un popolo» come pure in altre innumerevoli pubblicazioni sulla politica scientifica e agraria in Italia, sull’insegnamento superiore dell’agricoltura, sullo scopo delle scuole agrarie in Italia, il Giglioli è sempre dominato dal più puro ed alto spirito di patriottismo. Egli voleva un’Italia grande e felice; grandezza e felicità che dovevano esserle date dal rifiorire dell’agricoltura in seguito ad un congruo sviluppo dell’insegna mento agrario.

Né il sentimento patriottico di Italo Giglioli vacillò allo scoppiare della guerra di cui fu anzi fervente fautore, neppure quando l’unico figlio maschio superstite combatteva da valoroso coi granatieri di Sardegna. Egli scrisse in quell’occasione opere di propaganda e di fede e dopo l’armistizio fu uno dei più caldi propugnatori delle rivendicazioni italiane in Dalmazia coi suoi scritti: Italia e Dalmazia diretto ai professori e agli studenti delle università italiane; La Dalmazia e le usurpazioni jugoslave, fiera protesta alla rivista «The New Europe» di Londra; Vincenzo Dandolo e la Dalmazia ove esaltando l’opera del Dandolo celebrava l’italianità dell’altra sponda dell’Adriatico.

Se gli scritti di Italo Giglioli illustrano i vari aspetti di questa singolare tempra di lavoratore come scienziato e come cittadino, ciò che di lui rimane negli istituti di chimica agraria di Portici e di Pisa depone sulla sua attività di insegnante. Una enorme quantità di dati raccolti in numerosissime tabelle artisticamente compilate denota con quanta attenzione minuziosa il Giglioli preparava le sue lezioni. Amò paternamente i giovani di cui curò non soltanto l’educazione della mente, ma anche quella dello spirito. Ed amò la Scuola di un amore profondo perché era conscio che in essa si preparavano le sorti della Patria. Questo grande amore egli trasfuse con devozione di figlio nel suo progetto per un nuovo ordinamento della Scuola superiore di agraria di Pisa; ma il 1° ottobre 1920 Italo Giglioli cessava di vivere senza che il bel sogno vagheggiato di veder applicate le sue riforme si fosse realizzato.

Colla sua scomparsa l’Università di Pisa ha perduto una tempra di studioso entusiasta a cui la Scuola superiore di agraria deve gran parte della sua rinomanza; l’Italia ha perduto un cittadino esemplare le cui eminenti qualità, in un uomo di alto intelletto quale era Italo Giglioli, si compendiano in una sola: l’elevatezza morale.

Ciro Ravenna

Da: Annuario della R. Università di Pisa per l’anno accademico 1922-1923

Hai bisogno di aiuto? Chiedi in biblioteca