Arcangeli Giovanni

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(Firenze, 18 luglio 1840 – Pisa, 16 luglio 1921), docente di Botanica.

Giovanni Arcangeli
Giovanni Arcangeli

Biografia: 

Il 16 luglio 1921, nell’età di 81 anni, serenamente si spegneva in Pisa Giovanni Arcangeli, uno dei più noti botanici italiani.

Nato a Firenze il 18 luglio 1840, si laureò in Scienze naturali nel 1862 all’Università di Pisa, e in questa Università il 3 novembre 1865 iniziò la sua carriera didattica e scientifica con la sua nomina ad aiuto alla cattedra di Botanica. Il primo gennaio 1872 andò ad occupare la cattedra di Storia naturale nel R. Istituto tecnico di Livorno, ove rimase fino al 1874, nel quale anno, con decreto del 29 novembre, fu nominato aggregato alla cattedra di Botanica nel R. Istituto di studi superiori di Firenze. Il primo novembre 1879 andò, in seguito a concorso, professore ordinario di Botanica e direttore dell’Orto botanico nella R. Università di Torino. Breve fu il suo soggiorno colà, che, a decorrere dal 1° dicembre 1881, venne nominato professore di Botanica e direttore dell’Orto botanico nella R. Università di Pisa. Ritornato così dove aveva compiuto i suoi studi ed iniziata la sua carriera didattica e scientifica, vi rimase ininterrottamente per ben 34 anni, cioè fino al 18 luglio 1915, quando, a causa dei limiti di età, collocato a riposo, egli dovette con suo grande dolore abbandonare la cattedra.

Egli però continuò sempre a far parte del Consiglio della Facoltà di scienze dell’Università di Pisa giacché, in seguito a voto della Facoltà con Decreto del 5 dicembre 1915, venne nominato professore emerito, ed egli, neppure allora, non mancò mai d’intervenire ad alcuna funzione accademica a cui gli desse diritto la qualità di professore emerito: e lo ricordo presente anche pochi giorni prima della sua morte ad una seduta di facoltà e ad una laurea.

Zelante, scrupoloso nell’adempimento del proprio dovere, sentì fortemente la sua missione d’insegnante, e all’insegnamento attese sempre con amore e passione.

Fu uomo di vasta coltura che non limitò il suo studio al campo già così ampio della scienza delle piante ma lo estese anche ad altre discipline più o meno affini per abbracciare da vero e completo naturalista tutto il inondo vivente e fisico che ci circonda. E durante il lungo periodo della sua direzione attese anche sempre con amore e competenza al decoro e al miglioramento dello storico Orto botanico pisano. Sotto la sua direzione fu accresciuta l’area dell’Orto stesso e in esso fu costruita l’aula per le lezioni e un istituto degno delle nobili tradizioni dell’Ateneo pisano.

Alla sua lunga opera didattica corrisponde anche altrettanto lunga e feconda l’opera scientifica.

Esordisce nell’agone scientifico con una pubblicazione dal titolo: Sopra alcune forme regolari delle cellule vegetali, comparsa nel «Nuovo giornale botanico italiano» del 1869, e da allora possiamo dire che ininterrottamente il suo nome compare nella bibliografia botanica italiana.

Dai funghi e dalle alghe alle Fanerogame; dalla struttura delle cellule a quella delle foglie e dei fusti; dalla impollinazione e fecondazione alla struttura dei semi e alla loro geminazione: dallo studio delle forme normali a quelle mostruose e patologiche; dalla funzione vessillare a quella clorofilliana e trofilegica; dalle piante bussole a quelle parassite; dallo svolgimento di calore nelle piante agli effetti del freddo e del fulmine; dalle piante spontanee a quelle coltivate; dalle piante attualmente viverti a quelle fossili, non c’è campo, possiamo dire, della Botanica in cui egli non abbia lavorato con competenza.

A lui si debbono anche due pregevoli trattati: il Compendio della flora italiana, che ebbe due edizioni completamente esaurite, ben noto a tutti i botanici italiani, e il Compendio della botanica, che raggiunse la quinta edizione, ad uso dei suoi studenti «i quali, egli scrive, possono in esso ritrovare il sunto degli argomenti, che vengono man mano trattati» nelle lezioni.

Visse vita modesta, alieno da ogni pompa vana. E tale sua modestia si manifesta anche nelle ultime sue disposizioni testamentarie: «In seguito al mio decesso, lasciò scritto, intendo che siano escluse le partecipazioni ed ogni e qualunque manifestazione pomposa».

Di animo forte nelle avversità della vita, attese sempre sereno, nel silenzio e nel raccoglimento, ai suoi studi diletti ed anche in questi ultimi anni spesso ritornava nell’Orto a lui caro, dove aveva trascorso tanta parte della sua vita e con me affabilmente s’intratteneva a discorrere sia ai problemi di biologia vegetale – ché in lui gli anni non avevano affievolito l’amore per a scienza – sia di quelli assillanti pel nostro paese – poiché al di sopra di tutto egli sentiva di essere Italiano!

Serenamente, com’egli visse, si è spento nella piena coscienza di non avere inutilmente spesa la sua lunga vita nel culto della scienza e nell’adempimento di ogni dovere.

Lascia vivo rimpianto in quanti lo ebbero maestro collega, amico, in quanti ne conobbero le doti della mente e del cuore.

 

Biagio Longo

 

Da: Annuario della R. Università di Pisa per l’anno accademico 1922-1923 (necrologio riprodotto dai Rend. R. Accad. Lincei, del 5 marzo 1922)

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