Albanese Giacomo

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(Geraci [PA], 11 luglio 1890 - São Paulo do Brazil, 8 giugno 1947), docente di Geometria analitica e descrittiva.

Giacomo Albanese

Biografia: 

Il giorno 8 giugno 1947 è morto improvvisamente a S. Paolo del Brasile, per un attacco di angina pectoris, Giacomo Albanese, ordinario di Geometria analitica e descrittiva nella nostra Università.

Nato a Geraci (Palermo) l’11 luglio 1890, frequentò le scuole medie a Palermo; nel 1909 vinse il concorso di ammissione alla Scuola Normale Superiore; nel 1913 si laureò in matematica e subito dopo fu nominato assistente di Ulisse Dini. Morto il Dini divenne assistente del Nicoletti e nel 1919 passò a Padova col Severi. Poco dopo (1920) vinse il concorso per la cattedra di Analisi matematica all’Accademia navale di Livorno. Nel 1923 conseguì la libera docenza in Geometria analitica e proiettiva e nel 1925 riuscì primo al concorso per la cattedra di Geometria proiettiva e descrittiva nell’Università di Catania. Insegnò a Catania dal 1925 al 1927; nel 1927 fu chiamato a Palermo e nel 1929 a Pisa. Nel luglio del 1936 fu comandato S. Paolo del Brasile, dove, per opera di scienziati italiani e francesi, stava sorgendo l’Università. Rientrato a Pisa per gli eventi bellici nel giugno 1942, fu richiamato, a guerra finita, dal Politecnico di S. Paolo e partì nel marzo 1946.

I primi Maestri di Giacomo Albanese furono il Dini e il Bertini. Dal primo apprese il senso critico e il rigore logico nella ricerca, dal secondo l’amore per la geometria proiettiva degli iperspazi quale fondamento necessario per lo studio della geometria birazionale e della topologia. Al Severi fu vicino per poco tempo; tuttavia, come soleva ripetere egli stesso, sull’opera di questi formò la Sua cultura e il suo finissimo gusto geometrico.

Ricordò sempre i suoi maestri con grande affetto, con gratitudine e venerazione.

La produzione scientifica dell’Albanese, pur non essendo molto vasta, è di grande importanza e tratta problemi che ancor oggi si possono considerare vivi ed attuali. Alcuni dei suoi risultati sono diventati classici e si trovano riportati in quasi tutti i trattati di geometria algebrica.

Ricordiamo per la loro particolare importanza, le ricerche sul genere aritmetico delle varietà algebriche; un’elegante dimostrazione del teorema sullo scioglimento delle singolarità delle curve algebriche; estesa successivamente alla superficie; la dimostrazione per via algebrico topologica del teorema fondamentale della base; le ricerche per via trascendente, sulle corrispondenze fra superfici algebriche; ecc.

La vigoria dell’ingegno, l’acutezza del senso critico, il gusto profondamente geometrico dell’Albanese, si rivelarono fin dalle sue prime ricerche sui sistemi continui di curve appartenenti ad una superficie algebrica. «Vedeva» il problema geometrico e lo affrontava con tutti i mezzi, avendo per solo scopo quello di risolverlo.

Le suo lezioni, sempre limpide e vivissime, erano seguite col massimo interesse dagli allievi ai quali sapeva infondere l’amore per la scienza e la passione per la geometria.

A Pisa tenne corsi sui rami più vari e più elevati della geometria. L’argomento di ogni corso non veniva considerato nelle sue lezioni come una costruzione isolata, ma egli amava inquadrarlo continuamente in una visione panoramica della geometria.

La sua immatura scomparsa ha lasciato un grande vuoto e un profondo dolore nella. famiglia dei matematici italiani. Il suo carattere fermo e volitivo, il suo ingegno pronto e vivace, la sua voce calda e appassionata, le sue lezioni brillanti, chiare e ricche di pensiero, resteranno sempre vivi nel ricordo di quanti lo conobbero.

 

Giovanni Dantoni

 

Da: Annuario dell’Università degli Studi di Pisa per gli anni accademici 1946-47, 1947-48 e 1948-49

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